il blog di luigi sarto

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.

Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta. (Paulo Coelho da "11 Minuti")

mercoledì 17 agosto 2016

trovassi il coraggio, quella sfacciata incoscienza dei primi tempi, di dirti che senza sapere come ti sento.
userei la parola t'amo, se non ne avessi abusato quando dovevo in qualche modo gonfiare il valore di ciò che provavo, e che sentivo troppo fragile. così lo aumentavo a parole, quel bene, che nei fatti era troppo debole e crudele.
ma ti sento troppo. come se fossimo legati anche al di là del nostro volere, come se le accuse reciproche ci sporcassero e ferissero, ma non di certo allontanassero.
ci assomigliamo, e lo sai. nelle differenze che ci contraddistinguono. o nella distanza che ci divide. cadrà questo muro di silenzio, delle tue accuse, del mio ingenuo orgoglio. che voglia di scriverti che ho... ancora di più la voglia di vederti, di stringerti. in silenzio. non ci sarà spazio per malintesi o incomprensioni, perché non ci saranno parole. solo un semplice ciao come stai. ti ho aspettata così a lungo che ora l'attesa è finita, nel senso che è inconsistente. il tempo è una linea retta, un treno che corre pazzo senza più binari, senza destinazione. le mie mani misurano la resistenza di un abbraccio nel vento, per raggiungerti, per perderti e ritrovarti. sarà primavera e sarà natale. saremo noi, finalmente. senza più paura di noi. di prenderci tutto fino a non avere nulla da tenere per noi, da dare in cambio di una mancanza.
non ci avrà mai la banalità, le frasi fatte, le cose facili.
lo sento che mi pensi. lo sento dentro. ti sogno di continuo. e mi sveglio spaventato. sono un bambino che non racconta più favole della buonanotte. è una ninnananna cantata in sogno dalla tua voce lontana, di vetro. la tengo in tasca ma si consuma giorno dopo giorno. e io non ho la forza di dirti torna. troppe volte in passato l'ho detto e ad ogni torna era distanza. e a ogni scusa era un'accusa.
trovassi il coraggio di venirti a cercare e dirti semplicemente eccomi. siamo noi, non vedi? siamo sempre stati noi. non abbiamo fatto niente per cercarci, sapevamo che eravamo legati già. abbiamo solo fatto del nostro meglio per perderci, disperderci, distruggerci. era una prova? volevamo capire quanto saremmo durati? se non ora forse ci rincontreremo più avanti. dopo uno o due amori sbagliati. o forse in un'altra vita.
sono qui seduto che fumo.
tu dove cazzo sei?

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