cuore randagio

oggi c'è mare in burrasca.
meglio aspettare domani, dice paolo fox.
meglio non avventurarsi troppo, dice la mente memore di ferite recenti e passate.

il cuore, intanto, se ne fotte.
lui è lì. fatto su misura per farsi male.
per non essere imbrigliato.
per cercare ragioni per battere nel mettersi a repentaglio.
sapendo che potrebbe non tornare indietro, ogni volta.

eppure va.
eppure torna. acciaccato, malridotto. non ascoltato.
ma è (quasi) sempre tornato.
a volte mi è toccato a tarda sera e con la pioggia di milano uscire fuori a cercarlo, a chiedere ai passanti se avessero visto un cuore randagio aggirarsi nei paraggi. ma c'è troppo anonimato in giro. e la gente ha sempre fretta. e l'amore - di un cuore randagio - ha sempre paura. perché l'amore fa, disfa, sbraita. poi si fotte dalla paura anche lui davanti a un cuore troppo sincero, troppo innamorato.

ma oggi no, dai.
oggi non è giornata.
domani, magari. o dopo ancora.
calmati. respira. ciò che dovrà succedere è già successo.
e allora tu, tu non affidarti alle parole.
affidati all'ispirazione di un momento.
esprimi ciò che porti dentro. ma non dirlo a nessuno, mai.

perché ti hanno detto di correre (troppo). e volevi solo sapere.
perché mi hanno detto che è troppo presto per vedersi. e io volevo solamente dare...

il fatto è che io piano non ci sono andare.
non l'ho mai saputo fare, non l'ho mai imparato.
o corro tanto da rimanere senza fiato. o mi siedo a terra, a braccia conserte, con il broncio di un bambino. e mi chiudo. e quando poi ad un certo punto il culo mi si raffredda vado via, senza dire niente, senza dire nulla. vado via. e non ritorno più sui miei passi.

sono fatto male, lo so.
ma non credo si possa aggiustare questo mio difetto di fabbrica.

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