il blog di luigi sarto

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente.

Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta. (Paulo Coelho da "11 Minuti")

lunedì 18 gennaio 2016

L’improvvisa scoperta del cantautore Mimmo Locasciulli mi aveva salvato la vita.

preparandomi al concerto di Mimmo Locasciulli al Folk club di Torino di sabato 23 gennaio 2016...


L’improvvisa scoperta del cantautore Mimmo Locasciulli mi aveva salvato la vita.


L’improvvisa scoperta del cantautore Mimmo Locasciulli mi aveva salvato la vita. Mi aveva decisamente aiutato a farmi sentire meno sbagliato, meno sbagliato nelle mie scelte, nel mio modo di fare o di amare.
Mi aveva passato per caso i suoi cd Idra e Sglobal il mio amico Sergio quando gli avevo parlato di Mariangela e gli avevo detto che forse avevo esagerato, forse avevo aperto troppo il cuore e se ne era uscito di colpo tutto l’amore che era lì rimasto in sospeso per troppo tempo, a invadere quella ragazza così timorosa e così bisognosa d’amore allo stesso tempo. E forse anche io ero bisognoso di amare e avevo allo stesso tempo un forte bisogno di essere amato. Il fatto è sempre stato questo, che quando mi metto ad amare una cosa o una persona non la smetto più, non so regolarmi. Amo in eccesso.
-          Ascoltalo. Lasciati consolare dalla sua voce. Ascoltalo col cuore, vedrai che andrà a posto. Tu non hai sbagliato nulla. Come può essere che uno ama e fa male ad amare. Vabbè. Magari uno come nel tuo caso ama troppo, senza misura. Magari l’altra ha paura, magari Mariangela ha già preso fregature… e allora se tue le dici sei speciale o sei una meraviglia lei non pensa cosa ha visto di meraviglioso in me ma dov’è la fregatura… Ma al di là di questo non credo che tu abbia sbagliato. Vedrai, se lei ha visto del buono in te, se ha visto la sincerità di sentimenti allora tornerà, ne sono certo. Magari non resterà. Ma torna. Ne sono sicuro…
Me ne stavo lì ad ascoltare Mimmo Locasciulli, ad immalinconirmi fino all’ultima goccia, fino a prosciugare il cuore da quel sentire così forte la mancanza di ciò che più desideravo: un abbraccio, la bocca di Mariangela, il suo calore, il suo profumo. Sentivo dentro un forte desiderio e un forte slancio a donarmi, a farmi avanti, a spallate se fosse servito, tra la freddezza e la chiusura che tanto era diffusa intorno a me, anche tra chi diceva di amare. Per anni avevo messo un lucchetto al cuore e messo sotto chiave sentimenti ed emozioni, con il solo risultato di morire dentro piano piano, a poco a poco e giorno dopo giorno. Nel goffo tentativo di proteggermi, di proteggermi dal troppo sentire e dal troppo soffrire avevo solo ottenuto il risultato di allontanarmi così tanto da me stesso da non riconoscermi più, da non riuscire più a provare emozioni, nemmeno quelle più semplice, di non riuscire più a riconoscerle, a capire quando ero felice o quando ero triste. O forse la tristezza continuavo a conoscerla bene, a riconoscerla tra le altre emozioni. Perché quella rimaneva sempre appiccicata addosso. Ma con il passare del tempo e la chiusura del cuore anche la tristezza si era fatta meno chiara, era diventata un’emozione vischiosa che si appiccicava un po’ a tutto, tutto quello che sentivo, che vivevo, che speravo.
La scoperta di quel cantautore però mi stava facendo bene, ascoltare la sua voce dolce e malinconica come quella di un familiare, le sue parole struggenti e sincere come la verità, mi faceva sentire meno sbagliato. Mi faceva capire che non c’era nulla di sbagliato in ciò che provavo, in ciò che sentivo. Nel mio modo di esprimere il mio amore. In quel dono eccessivo che facevo di me, senza riserve. Quel mettermi sempre così tanto in gioco, di mettere così fortemente a repentaglio il mio cuore, correndo il rischio di non riaverlo indietro alla fine della battaglia, alla fine dell’amore. O di dover passare lunghe notti insonni perso in sentieri di pensieri e ripensamenti e rancori nel tentativo di andare a riprenderlo. E quandanche ci fossi riuscito bisognava poi ripulirlo dal dolore, lasciarlo asciugare al sole, ricucire le ferite e rimetterlo al suo posto. E piano piano aspettare che ricominciasse a battere, un giorno o l’altro. Aspettare con la paura che non potesse più accadere il momento in cui di nuovo un flebile suono mi avrebbe fatto capire che non tutto era perduto, che ero ancora vivo. Ancora in grado di innamorarmi. E ancora una volta avrei fatto tutto come prima, gettato il cuore oltre la paura mentre ripromettevo a me stesso che mai più l’avrai fatto, che stavolta lo avrei custodito a costo della vita stessa, a costo di rinunciare all’amore e alle emozioni. Ma l’unico modo che conoscevo di custodire il mio cuore era quello di donarlo, continuamente. Totalmente e senza riserve.
I giudizi degli altri, soprattutto di chi mi voleva bene però, ogni volta mi facevano sentire terribilmente sbagliato. Per loro sbagliavo nella modalità, nella tempistica. E ogni volta logicamente sbagliavo la persona da amare, non era mai giusta. Era sempre una persona con problemi, una persona irrisolta e che loro ci avrebbero giurato avrebbe finito per farmi soffrire e poi allontanarsi da me.
Ma la sofferenza di non poter essere così com’ero, di poter esprimere le mie emozioni per come le sentivo. Tre anni di psicoterapia. E ora le canzoni di Mimmo Locasciulli. Finalmente avevano sciolto in me quella sensazione di essere così terribilmente inadeguato, quella specie di consapevolezza distorta di dovermi per forza equiparare verso il non sentire degli altri, o verso il loro sentire così a piccole dosi, quel sentire così misurato, così tiepido. Quell’amore mediocre che non sembrava nemmeno amore, ma bisogno di compagnia per la propria solitudine. Quel dono di se che facevano che somigliava a una specie di elemosina, a dare in cambio di ascolto o di sesso ciò che di loro stessi non sapevano che farsene.

Venivo invece da una famiglia, da genitori e da nonni prima di loro, dove si era amato senza riserva. Dove ci si era feriti, ci si era scontrati con la morte e con la vita, dove era stata scontro e battaglia per ciò che di più sincero e vero c’era, che scorreva nelle vene. Era l’amore del sangue, era il dono di sé senza riserve. Lo avevano fatto i nonni per i figli e i miei genitori per me e mia sorella. Non c’erano state mezze misure. E se anche la vita con i miei nonni non era stata tenere e anche i miei genitori avevano lottato per capirsi, per farsi strada, per allargare in qualche modo l’ingresso nella vita vera a me e mia sorella, anche se nulla era mai stato loro regalato, l’amore era sempre stato una questione vitale e totale. Tutto o niente. E niente voleva dire non esserci già più. Essere morti, o altrove. Quindi finché si era, si era tutto. Pertanto cominciavo a capire che in realtà non era tanto il problema di ciò che facevo… ma la questione era più complessa, più interiore, più viscerale. La questione era ciò che ero. O come ero…

4 commenti:

  1. Per quanto profonde, per quanto sulla nostra lunghezza d'onda, le canzoni anche di un autore molto amato non possono salvare la vita. Semplicemente il percorso della tua "salvezza" era giunto a compimento, e l'ascolto delle canzoni ti ha aiutato a trovare la strada per lenire il tuo star male. Spesso mutamenti o miglioramenti che attribuiamo ad altri o ad altro fuori di noi, sono invece già dentro di noi, e non aspettano altro che un fattore scatenante, nel tuo caso l'ascolto delle canzoni, li induca a uscire.
    Un saluto e buon concerto sabato.

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  2. grazie anonimo/anonima. bellissimo commento. ad ogni modo mimmo locasciulli è per me un maestro. da lui ho imparato molto, e porto o cerco di portare la sua profondità nelle mie canzoni. quanto scritto qui è solo un capitolo del mio nuovo romanzo "un bene prezioso". a presto. luigi

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  3. Ah, ecco, mi pareva un po' eccessivo e troppo letterario. Non è la prima volta che Mimmo entra in un romanzo. Ne sarà felice?
    Auguri per la tua avventura musicale e letteraria.
    Se ti va dedica un post al concerto.
    Sara

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    1. Ciao Sara,
      non so se Mimmo sarà felice di far parte di Un bene prezioso. Ma a lui devo molto, e questo è il poco che posso fare per riconoscenza.
      Magari sabato glielo dirò, se ci sarà l'occasione.
      Forse tu mi avevi già commentato un post tempo fa che parlava di Mimmo. Chissà.
      Grazie
      Luigi

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